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Allevamenti di visoni, il 21 dicembre un corteo per dire “basta”

La mobilitazione prevista a Modena il 21 dicembre, organizzata dall’associazione Essere Animali, è confermata, sebbene la Mavical S.r.l. di Portile abbia ritirato il progetto. La manifestazione era nata, infatti, per far conoscere a tutti gli italiani il piano di questa azienda, che consisteva nel costruire il più grande allevamento di visoni in Italia (avrebbe contato al suo interno circa 40.000 animali). L’associazione, in breve tempo, ha raccolto più di 14.000 firme che hanno probabilmente contribuito a far fare all’azienda un passo indietro.

visone gabbiaAnche il Comune di Arzago (BG) ha variato il Piano di Governo del Territorio bloccando la costruzione di un nuovo allevamento di visoni di cui era stato presentato il progetto; sul territorio comunale, dunque, non si potranno più allevare animali se non destinati al consumo alimentare.Il Consiglio comunale ha, inoltre, approvato all’unanimità una mozione con la quale si impegna a chiedere al Parlamento l’approvazione della Proposta di legge C288 e del Disegno di Legge S62 in materia di “divieto di allevare, catturare e uccidere animali per la produzione di pellicce”. La stessa mozione è stata già approvata dalle regioni Emilia Romagna e Abruzzo e da diversi comuni italiani che hanno manifestato la volontà di intervenire e vietare sul territorio nazionale gli allevamenti seguendo l’esempio di altri paesi europei. Il divieto dell’Olanda, terzo produttore europeo di pellicce di visone, che entrerà in vigore dal 2024, si somma ai divieti già approvati in altri paesi come l’Austria, l’Inghilterra, l’Irlanda del Nord, la Scozia, la Croazia, la Bosnia, la Danimarca e la Slovenia.

Le vittorie ottenute in questi giorni non devono far abbassare la guardia agli italiani contrari agli allevamenti di animali da pelliccia (l’83% come rilevato da Eurispes nel “Rapporto Italia” del 2011), che devono scendere in piazza per dire No all’insediamento di nuovi allevamenti (la Mavical potrebbe ripresentare il progetto) e per sostenere la chiusura di quelli esistenti.

70mila firme, raccolte dall’associazione, sono state altresì consegnate il 7 novembre a Pietro Grasso, Presidente del Senato, visone cibocon l’obiettivo di chiedere alle istituzioni un iter legislativo che porti alla totale abolizione. “Siamo realisti – dichiarano gli attivisti di Essere Animali – e sappiamo che, nel mondo attuale, il modo più efficace e duraturo per scoraggiare l’industria della pelliccia consiste nel vietare la possibilità di creare un’attività economica basata sullo sfruttamento di animali, pratica talmente radicata nella maggior parte degli esseri umani che per contrastarne le tante manifestazioni non si può fare affidamento solo sulla coscienza individuale e su principi etici”. La raccolta firme è partita a febbraio 2013 dopo il lancio della campagna “Visoni liberi”, preceduta dall’investigazione “Morire per una pelliccia” condotta dall’associazione Essere Animali, con l’obiettivo di sensibilizzare attraverso filmati e fotografie l’opinione pubblica.

Gli allevamenti sono situati in aperta campagna, poiché il tasso di umidità più alto conferisce al manto degli animali maggiore morbidezza. All’interno dei capannoni, aperti ai lati ma collocati in modo da proteggere la pelliccia degli animali dal sole, sono situate le gabbie poste in batteria. Gli spazi ristretti, la prigionia, la condivisione di una stessa gabbia tra più individui solitari (in natura non vivono in gruppo), causa negli animali stress evidenziato da comportamenti stereotipati, da gravi casi di aggressione e da automutilazione. Il dossier dell’associazione mostra animali feriti o malati, lasciati morire agonizzanti nelle gabbie davanti agli occhi dei loro compagni. Non hanno diversivi o stimoli. Non possono mai toccare l’erba o l’acqua, elemento naturale fondamentale per i visoni, che sono animali semiacquatici, ottimi nuotatori, capaci di percorrere diversi chilometri in un giorno.

visone malatoL’uccisione con camere a gas, per la maggior parte prodotte artigianalmente, avviene in modo lento e doloroso; i visoni, consci di ciò che sta accadendo, graffiano le pareti per cercare inutilmente una via di fuga. Alcuni ne escono vivi e spesso gli allevatori, non controllando lo stato degli animali, li gettano nei rulli pieni di segatura (procedimento utilizzato per facilitare lo scuoiamento che avviene il giorno dopo). La pelliccia, sfilata dal corpo dell’animale dopo aver praticato con un coltello dei tagli tra le zampe posteriori, viene trattata con agenti chimici per conservarla fino al momento in cui non viene venduta all’industria della moda. Il corpo nudo dell’animale viene ammucchiato in fosse comuni o bruciato.

Per produrre 1 kg. di pelliccia occorrono dagli 11 ai 14 animali e 80 esemplari circa per produrre un intero capo. Il numero annuo dei visoni sacrificati in Italia per la vanità dell’essere umano si aggira intorno ai 170mila individui.

Tamara Mastroiaco

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