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ANIMALI. Maltrattamenti, legame devianza e pericolosità sociale

95% casi violenza da uomo, 20% situazioni bambini o adolescenti

(DIRE) Roma, 18 set. – Chi usa violenza sugli animali raramente si ferma qui: questo comportamento ingiustificabile può essere spia di fenomeni quali violenza interpersonale, devianza, crimine e stalking. Il legame tra la violenza e la crudeltà sugli animali e le devianze antropologiche sono al centro del protocollo di intesa tra Corpo forestale dello Stato e l’associazione di professionisti Link-Italia, nata nel 2009 proprio “per colmare le lacune scientifiche sul tema della correlazione (link, appunto) tra maltrattamento di animali e violenza interpersonale, devianza e crimine nel nostro Paese”.

In particolare l’intesa presentata oggi intende, attraverso la raccolta e la condivisione dei dati, definire il profilo criminale del maltrattatore di animali. Per questo saranno usati il database utilizzato dal Nirda (Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali della Forestale) – il ‘Fascicolo accertamento reati maltrattamento animale’ (Farma) – e quello di Link Italia.

Dagli studi effettuati finora, intanto, emerge un parziale profilo del maltrattatore che nel 95 % dei casi corrisponderebbe a uomini di cui il 19 % sarebbero bambini o adolescenti.

Link-Italia lavora anche sui minori, partendo dall’analisi del disagio sociale “diffuso tra chi ha subito violenze, è stato forzatamente allontanato dai genitori, ha problemi relazionali o sessuali e spesso è coinvolto o assiste a violenze su animali”.

“Il comportamento violento verso gli animali è una forma che inizia in età giovanile, legata a patologie di tipo piscologico-evolutivo che si mantiene poi per tutta la vita, attraverso condotte violente e criminali che diventano di livello maggiore per cui dagli animali si passa ai coetanei – come il bullismo – e all’elemento femminile che viene trovato in casa”, spiega lo psichiatra forense, Marco Cannavicci, intervenendo all’evento organizzato da Forestale e Link-Italia sul legame tra maltrattamento animale e pericolosità sociale.

Questo tipo di violenza “viene eserecitata perché essendo persone più deboli fisicamente possono essere controllate e questo serve al senso di potere, dominio, controllo del soggetto che in questo modo compensa le sue frustrazioni legate al risentimento e al rancore”, prosegue lo psichiatra.

Bisogna, quindi, iniziare a pensare al maltrattamento animale “non come fenomeno isolato, ma come anello della violenza interpersonale – aggiunge Francesca Sorcinelli di Link-Italia – Contrastare la crudeltà contro gli animali diventa contrasto del crimine in generale. Il protocollo firmato con la Forestale, è la presa di coscienza istituzionale di questo fenomeno che porterà l’Italia ad essere all’avanguardia”.

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