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BRACCONAGGIO. ENPA: sequestrati 60 metri di reti nel casertano

Liberati oltre 40 uccelli

(DIRE) Roma, 5 nov. – Con una delle più grosse operazioni anti bracconaggio mai condotte nel Casertano – l’intervento ha interessato ben tre comuni del litorale domizio – sei guardie zoofile dell’Enpa di Caserta, guidate dal caponucleo Antonio Fasci’, hanno messo a segno un sequestro record di dispositivi illegali, infliggendo così un duro colpo ai cacciatori di frodo della zona. Tra gli oggetti sequestrati figurano infatti oltre sessanta metri di reti, diversi richiami acustici, e alcuni dispositivi luminosi utilizzati per accecare gli uccelli e quindi intrappolarli. Nessuna traccia, invece, dei bracconieri che sono riusciti a darsi precipitosamente alla fuga. Ma, cosa ancora più importante, l’intervento notturno delle guardie Enpa ha permesso di soccorrere e restituire alla natura più di 40 piccoli uccelli, soprattutto allodole, rimasti intrappolati tra le maglie di nylon delle reti.

“Questa- spiega Antonio Fasci’- è stata la parte più dura e laboriosa dell’operazione poiché abbiamo dovuto liberare gli animali svolgendo uno ad uno i nodi formatisi intorno alle zampette e alle ali. Naturalmente abbiamo dovuto procedere con la massima delicatezza per evitare di procurare involontariamente possibili lesioni”. Purtroppo il litorale domizio è una delle zone più battute dai bracconieri i quali, nella maggior parte dei casi, vendono sul mercato nero gli esemplari catturati nottetempo. Esemplari che vengono impiegati a loro volta come richiami oppure vengono esportati in altre regioni per essere destinati al consumo alimentare nei ristoranti.

“Le tecniche usate per questa attività criminale, ricordo infatti che il bracconaggio è un reato punito dalla legge, sono a noi ben note- prosegue Fasci’- in genere i cacciatori di frodo usano i richiami per avvicinare gli uccelli alle reti, poi quando sono in prossimità li accecano con fari o altri dispositivi luminosi. In questo modo gli animali non vedono la trappola e finiscono irrimediabilmente per restarne imprigionati”.

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