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CANI E CANILI, NON SOLO QUESTIONE DI CUORE

LA MAPPA DEI CANILI A NORD DI ROMA

Il randagismo non è un solo un problema caro ad animalisti o vegani. Ormai lo hanno capito in molti: cani abbandonati o gatti randagi diventano un problema di tutti. Igienico, sanitario, sociale, di sicurezza: animali in stato brado, feriti o affamati non appartengono ad una società cosiddetta civile.

D’altra parte le coscienze, risvegliate dai movimenti animalisti e dalle associazioni e sotto la pressione (recente) dei social network, parlano chiaro. Un cane, un gatto, ma anche un asino, un coniglio, un cigno, un volatile o un cavallo fanno parte del nostro mondo. Noi abbiamo bisogno di loro. Lo aveva capito il Mahatma Gandhi: Una società definisce il suo livello di civiltà da come tratta gli animali.

E così, volenti o nolenti, anche i Comuni della zona Cassia-Flaminia-Tiberina hanno preso coscienza del fenomeno.

Un passo indietro. Fino al 1991 il trattamento degli animali randagi è stato al limite del campo di concentramento. C’era in vigore, allora, un Decreto del 1954 che prevedeva, per un cane randagio catturato, una sosta di tre giorni in un canile sanitario. Dopodichè, passati i giorni e in assenza di richiesta di vecchio proprietario o di adozione, il cane veniva soppresso. Roba da lager.

Poi è arrivata un’idea di civiltà, con la legge 281 del 1991. Se una bestiola veniva catturata in stato di randagismo, doveva essere presa in carico dal Comune di “stato di cattura”. Lo stesso Comune avrebbe avuto, per questo, l’obbligo di provvedere alla creazione di rifugi per cani o di ristrutturazione di canili esistenti sul territorio comunale. E in mancanza di entrambe le soluzioni, alla convenzione con strutture esistenti anche extraterritoriali.

Una svolta, o quantomeno una presa di coscienza che cani, gatti e mondo animale in genere doveva avere diritti e rispetto. Ma il cammino di adeguamento e di educazione civica non è stato semplice. Va detto, però, che i Comuni ce l’hanno messa tutta. Da Riano fino a Fiano, passando per Castelnuovo di Porto, Morlupo, Rignano Flaminio e la piccola Civitella San Paolo, Sant’Oreste, Capena e fino a Montelibretti: in ventitre anni questi centri hanno messo a fuoco il problema e si son dati da fare. Con una certa difficoltà e a volte con mancanza di tempo e strutture. I canili esistenti, e soprattutto i canili degni di essere chiamati così, non erano molti. Ogni tanto poi usciva qualche caso di canile lager, o di scandalo a metà tra il disastro ambientale e la truffa. Ancora resta forte il ricordo del caso della Tecnovett di Rieti o del canile lager di Stroncone vicino Montelibretti. Trovare un canile all’altezza igienico-sanitaria, che trattasse bene i cani catturati, non era facile. E poi da chi farlo gestire?

Ecco che l’unica soluzione a portata di mano è sembrata, almeno finora, quella della convenzione. Ma controllata e sicura.

I COMUNI E LE CONVENZIONI

Marco Panone, Vice Coordinatore provinciale dell’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) e titolare di Dog Village a Capena (rifugio per cani e gatti) dal 2002 ospita in convenzione un numero che va dai 150 ai 180 cani randagi trovati sul territorio di diversi Comuni. “Sono passato dai 5 Comuni del 2002 ai 29 attuali”. Non sempre però ci sono posti disponibili.

Ho preso contatti e convenzione anche con un canile di Massa Lombarda, vicino Imola, con una capienza di 50-60 posti”. Marco Panone fa su e giù per l’Italia. Forte della sua formazione animalista, sa giudicare con un’occhiata il canile “vero” e quello che sa di lager. “Servono pulizia, automazione, box grandi e spaziosi, personale in grado di gestire il cane con competenza e pazienza”.

Il Dog Village di Capena non è l’unico canile che ospita cani in convenzione. Sul territorio c’è Casa Soder (Castelnuovo di Porto) e il Centro Cinofilo Caerite, sulla Braccianese. Una domanda sorge spontanea: quanto costa un cane in convenzione? Marco Panone: “La cifra si aggira tra i 3 euro e mezzo (esclusa iva) a cane, fino ai 4 e mezzo (sempre senza iva)”. Viene da pensare che i cani abbandonati non siano solo un problema o una parte di mondo da rispettare, ma probabilmente anche un vero e proprio business. “Sicuramente – conferma Panone- c’è stato il caso del Comune che incentivava l’adozione di un cane dando 150 euro al mese alla famiglia adottante. Tutto ok, fino a quando si è scoperto che il cane veniva preso, si prendevano anche i soldi e poi lo si faceva sparire senza documentarne la morte. E se ne prendeva un altro. E così via, fino a che la truffa non è stata scoperta”.

La convenzione documentata evita, almeno, orrori simili. Come quello della Tecnovett accusata, nel 2005, di aver fatto sparire dai 50 ai 100 cani senza denunciare nulla.

I COMUNI: COSA, COME, DOVE

Riano

Agli onori della cronaca per un caso di sequestro giudiziario di 26 cani chiusi in una palazzina abbandonata vicino ad una scuola, sequestro avvenuto il 14 agosto dello scorso anno, Riano provvede da tempo alla convenzione. Ha in carico 6 cani con Dog Village e 12 con Casa Soder. In più ha 22 cani provenienti dal sequestro in affido a Luca Abbruzzetti, Assessore alla Pubblica Istruzione e Politiche sociali, presso il canile giudiziario di Valle Grande (Roma).

Castelnuovo di Porto

Ha una convenzione sia con Dog Village che con Caerite. Al momento incentiva i residenti nel Comune ad adottare un cane con un sostegno di 500 euro, da utilizzare in cibo, visite e accessori. La cifra viene restituita alla presentazione di fatture. Dai Vigili (molto attivi) e dal Comune sono anche distribuite linee guida per l’adozione di un cane

Morlupo

E’ il Comune con più cani in convenzione (28), tutti ospitati dal Centro Caerite di Bracciano. Una realtà onerosa, calcolata intorno ai 30mila euro solo nel 2009. Morlupo è il capofila di un nuovo progetto partito già lo scorso anno: un canile intercomunale sulla Campagnanese che raccoglierà i randagi di Riano, Castelnuovo e appunto Morlupo. Costruito con fondi regionali e con fondi comunali (stanziati in bilancio), vedrà inizio lavori dopo fine settembre, data di fine gara. Le previsioni per ora parlano di un primo troncone per servizi generali, aree verdi e parcheggio, e un secondo troncone di box per 100 cani. Tempi lunghi, quindi, ma reali.

Rignano Flaminio

Cani in convenzione con Caerite e incentivo alla popolazione. Ecco la politica di Rignano Flaminio. Sconto sulla Tares per chi adotta un cane e molta comunicazione su sito ufficiale e nelle scuole. Su Rignano poi è attivissimo il Servizio Veterinario della Asl, e molto efficiente il personale a disposizione. Anche il servizio dei Vigili Urbani è tra i più attivi sul territorio.

Capena

Tutti i randagi sono ospitati dal Dog Village. In totale i cani in sosta al canile sono 27: 16 dal Comune di Capena e 11 provenienti dal sequestro giudiziario di Riano. Capena è il Comune che investe maggiormente nell’accudimento dei cani. E’ di 51 mila euro nel 2013 la spesa per la loro cura e sostegno.

Fiano

Ufficialmente si parla di 14 cani di Fiano accuditi dal Dog Village. Ma molti dettagli farebbero pensare all’esistenza di altre realtà (private) che si occupano dei cani randagi e abbandonati. Spesa nel 2013: 26 mila euro.

Sant’Oreste/Montelibretti/Civitella San Paolo

rispettivamente hanno 1, 6 e 2 cani ospitati dal Dog Village.

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