Haley

Quel giorno afoso Napoli non lasciava scampo, il sole di mezzogiorno capeggiava torrido su Corso Umberto, la gente s’affrettava a rientrare negli usci freschi del centro storico per il pranzo, mentre i turisti arrancavano, mal riparati da cappelli di paglia ed ombrellini. Entrammo nel negozio d’animali per godere della frescura ed avere breve tregua alla calura e c’imbattemmo in due batuffolini di pelo che, incuranti del sole estivo, dormivano beati, appallottolati uno sopra all’altro. Il ritmo sereno del respiro di quei cuccioli concentrò la nostra attenzione, trascurando la varietà di volatili intorno dai piumaggi colorati, gli scoiattolini ed i cricetini che correvano senza sosta, rettili esotici che, devo confessare, mi fanno anche un certo ribrezzo…Dopo poco, forse disturbati dall’attenzione destata, si aprirono quattro occhietti e due piccole fauci si spalancarono in un lungo placido sbadiglio simultaneo, seguì un lento stiramento con le unghiette che fecero capolino dalle zampine corte ed ecco che, a codina dritta, quei due musini sbatterono diretti le pareti del cuore.

Uscimmo dal negozio per riprendere la nostra visita, incuranti della canicola, persi nell’immaginare cosa stessero combinando le piccine. Da troppo tempo la nostra casa era disertata da gatti e la mia anima felina invocava la presenza. Fu facile cedere agli occhioni imploranti dei ragazzi che impegnavano regali di natale e compleanni degli anni a venire, pur di portar con se almeno uno dei fagottini pelosi che ci eravamo lasciati indietro.

Una lunga contrattazione su quale dei cuccioli avrebbe preso parte della famiglia, solo uno, su questo fui irremovibile, pensando all’irrequieto Zack, giovane setter indomabile ed inarrestabile che già abitava il nostro appartamento cittadino. La scelta cadde sulla cucciolina color crema che restava più in disparte, intimorita o forse solo meno espansiva della sorellina che, curiosa, esplorava attorno, ma che, nell’istante in cui fu accolta dall’abbraccio congiunto dei miei cuccioli non pelosi, s’abbandonò in un sonoro concerto di fusa. Federico prediligeva la gattina vivace e barattò il suo voto pur di scegliere il nome. Fu così che la nuova arrivata in famiglia si chiamò Haley, come la cometa, come i sogni a naso in su del suo tutore…

Sabrina Cicin

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