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Mi chiamo Bianchino e vengo da Schiavonea

Mi chiamo Bianchino e vengo da Schiavonea, un bellissimo posto sul mare in Calabria. Bello, ma non proprio gentile con i cani.
Da quando sono venuto al mondo due anni fa ho conosciuto infatti sofferenza e paura.Il mio papà Bisteccone è stato avvelenato poco dopo la mia nascita. I miei quattro fratellini sono scomparsi, non so se uccisi o fatti sparire o finiti chissà dove. La mia mamma, Dolly, è l’unica ancora in vita ma è come se non lo fosse. È caduta in depressione e anche se ha trovato una famiglia, è come se si fosse spenta. Non mangia, non si muove. Niente.

Ma torniamo alla mia storia.

Appena nato e ancora cucciolo sono rimasto solo io ed è stato un miracolo. Mi sono trascinato e sono sopravvissuto tra rovi, sporcizia, rifiuti. Ho trovato cibo nella spazzatura ma anche tante urla e bastonate. Gli umani sono terribili, non si creano il problema e se vedono un cucciolo spaurito, sporco e affamato, non lo aiutano…anzi.
Sono stato cacciato tante di quelle volte che non ricordo più. Per me non esisteva che la strada, le macchine, il pericolo di essere investito o di morire di sete e di fame.
Poi ho trovato un branco di cani randagi come me.
Ormai ero grandicello e mi sono unito a loro. Ma non è andata molto meglio. Il mio carattere dolce e mite ha avuto la peggio: sono stato isolato e aggredito, e ho ancora un orecchio a cui manca un pezzetto, per una rissa avuta col capobranco.
Allora mi sono rimesso in viaggio. E sono arrivato a Schiavonea.
Anche lì non mi sembrava il miglior posto del mondo, ma almeno ho trovato persone che non mi hanno massacrato di botte. Anzi. Una signora ha cominciato a seguirmi, a darmi da mangiare, e poi di notte però tornavo a vagare per le strade in cerca di cibo e di una tana dove dormire.
Una famiglia con una mamma e due bambine ha cominciato ad avere cura di me, e io pian piano ho capito che qualche umano ha un cuore che batte, e che ama.
Ma la mia odissea non era ancora finita, perchè questa famiglia non poteva tenermi. Pochi i soldi, poco il lavoro, e nonostante l’amore hanno lanciato un appello perchè trovassi casa.

Eccomi qui, adesso.

Sono in stallo a Roma, in una casa con giardino. Stallo vuol dire che tra due mesi al massimo dovrò andar via. Ci sono altri tre cani con cui gioco e vado d’accordo, e anche quattro gatti che mi girano intorno, ma ancora non ho la mia famiglia. Eppure sono buonissimo, non abbaio mai, sono obbediente e mangio senza sporcare, non faccio buche, amo tanto i bambini.
Io vorrei una casa, una casa per sempre.
Sono bianco e bello come un labrador (dicono che gli somigli moltissimo), di taglia medio grande, ho già il microchip e sono vaccinato.
La mia mamma adottiva ha detto che mi porta dovunque mi adotteranno.
E io spero che succeda presto, altrimenti dovrò tornare in strada o in canile. E non ne uscirei mai più.

Aiutatemi.

Vi abbraccio tutti

vostro Bianchino

potete telefonare al 366-4008466 e chiedere della mia mamma Monica

 

 

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