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Ogni 15 minuti un elefante viene ucciso

Ogni 15 minuti un elefante viene ucciso, questo il grido di allarme lanciato da iWorry a cui hanno fatto eco diverse associazioni per la tutela dei diritti degli animali.

iWorry è un’iniziativa promossa dal David Sheldrick Wildlife Trust (DSWT) che si propone di convincere tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza degli elefanti a dire “No all’avorio”.

Infatti, fintanto che esisterà il commercio dell’avorio gli elefanti continueranno ad essere crudelmente uccisi per le loro zanne, poi convertite in prodotti commerciali (sculture, ornamenti, gioielli e bigiotteria). Purtroppo i prodotti in avorio sono ancora oggi considerati degli oggetti di lusso, specie in Cina, e sino a quando la loro domanda resterà elevata, gli elefanti continueranno a venire massacrati.

Quella del commercio dell’avorio è una lunga e sanguinosa storia, fatta di crudeltà e di sofferenza. Nel 1970 il bracconaggio per reperire l’avorio dilagava in tutta l’Africa, grazie alla domanda proveniente dall’estremo oriente.

Nel 1989 il convegno dedicato al commercio delle specie di flora e di fauna in via di estinzione (CITES), mise al bando il commercio internazionale dell’avorio ricavato dagli elefanti africani e il livello del bracconaggio ebbe un’impennata negativa. Di conseguenza la popolazione degli elefanti cominciò a risalire.

Nel 1997 CITES permise però a Botswana, Namibia e Zimbabwe di vendere l’avorio accumulato a compratori selezionati. A questa vendita una tantum si opposero molti paesi africani, che la considerarono come una scappatoia per l’immissione nel mercato internazionale dell’avorio frutto di bracconaggio.

Nel corso degli anni la situazione è andata sempre più peggiorando, tanto che nel 2011 la vendita legale dell’avorio ha provocato un incremento del bracconaggio per rispondere alla crescente domanda di consumo. E’ l’anno in cui venne sequestrata la maggiore quantità di avorio dal 1989 -in cui il commercio era stato messo al bando-: più di 24 tonnellate di avorio illegale corrispondente all’uccisione di ben 2500 elefanti.

L’anno seguente il CITES riconobbe che il bracconaggio aveva oltrepassato il limite di sostenibilità ma ad oggigiorno il commercio dell’avorio continua a prosperare producendo una progressiva e giornaliera decimazione degli elefanti in tutto il mondo.

Se la caccia di frodo continuerà con la stessa intensità di oggi, gli elefanti africani si estingueranno nel 2025.

Occorre fare qualcosa e subito.

L’educazione, prima di tutto: una recente inchiesta ha mostrato che il 70% della popolazione cinese crede che le zanne di elefante cadano e si rigenerino. Come è noto invece non è così: ogni singolo pezzo di avorio deriva da un elefante ucciso.

Altro punto molto importante è l’assunzione di responsabilità: i consumatori devono rendersi conto che acquistare avorio significa contribuire alla morte di una povera bestia innocente.

Le campagne d’informazione possono rendere la gente maggiormente cosciente del potere devastante e degli effetti irreversibili del commercio dell’avorio sul futuro degli elefanti africani.

In Italia è nato il Pengo Life Project (PLP), un progetto no profit, di fama internazionale e riconosciuto dallo stesso The David Sheldrick Wildlife Trust.

Il PLP si prende cura dei cuccioli di elefanti (e anche di rinoceronti) rimasti orfani a seguito dell’uccisione delle loro mamme da parte dei bracconieri. Per il piccolo di elefante, molto fragile emotivamente, la cosa più importante è la famiglia che lo nutre e lo protegge. Durante il primo anno di infanzia, se orfano, il cucciolo viene seguito quotidianamente, giorno e notte, dal personale del Pengo Life Project.

L’elefante è un animale sensibile, in grado di ripagare con molto affetto il bene ricevuto, i piccoli in particolare stabiliscono un legame molto forte con gli operatori e il PLP aiuta questi dolcissimi esseri ma sostiene anche il popolo Africano che ruota attorno a loro, poiché molte sono le persone che traggono sostentamento dal loro accudimento o dal turismo. Il centro finanzia inoltre progetti di educazione e di sensibilizzazione della popolazione locale.

Chi lo desidera può dare un contributo andando sul sito e, cosa altrettanto importante, ognuno di noi dovrebbe ricordare che ogni pezzo di avorio era una parte di un animale che ha amato ed è stato amato. Un essere vivente membro di una famiglia molto unita e simile alla nostra, che ha sofferto la sua morte in un’agonia terribile e questo solo perché uomini senza scrupoli producano insignificanti gingilli.

Monica Cillario

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