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Processo al tenente Barbara Balanzoni accusata di aver salvato in Kosovo una gatta ed aiutato i cuccioli

ASSOLTA

Roma, Venerdì 6 Giugno 2014 – Ci sono volute più udienze ma dopo tanto tempo è arrivato il giorno della sentenza definitiva. Oggi il processo al Tenente Barbara Balanzoni volge al termine, chiudendo definitivamente  un periodo di incertezze, di pressioni, di paure e di domande lasciate senza risposta.

Il P. M. in aula verso le ore 15,30 ha terminato l’arringa richiedendo la condanna per Barbara Balanzoni a 9 mesi di carcere. In seguito è intervenuta anche la difesa e la Camera di Consiglio si è riunita decretando, alle ore 17,00  la sentenza definitiva di assoluzione.

Un gesto così puro, così semplice e naturale – quello di aver salvato una vita -, ha scoperchiato un mondo intero, un mondo fatto di leggi, di divieti, di abusi di potere e di diffamazioni. Una donna lasciata sola a difendersi contro forze più grandi di lei, più numerose. Una donna che però sola non lo è mai stata, tantomeno oggi.

I volontari dell’Associazione Animalisti Italiani Onlus – www.animalisti.it – guidati dal Presidente Walter Caporale, hanno infatti manifestato pacificamente per mostrare la loro solidarietà, ancora una volta, al Tenente Balanzoni, – Medico Chirurgo specialista in Anestesia e Rianimazione e Ufficiale Medico del ROLE 1 di Villaggio Italia -, donna coraggiosa ed altruista, medico anestesista, laureanda in Legge, che in passato aveva prestato la propria opera di aiuto umanitario anche in Afghanistan, con Medici Senza Frontiere. All’Associazione Animalisti Italiani Onlus si sono affiancate le associazioni PAE, OIPA, LAC E AVA.

Lo scorso 7 febbraio era caduta l’accusa di “disobbedienza aggravata continuata”, perché il fatto non sussiste, che faceva riferimento all’intervento compiuto in una missione in Kosovo (nella città di Pec), durante la quale la soldatessa aveva aiutato una gatta partoriente non in grado di espellere un feto morto dall’utero. Nei mesi precedenti Barbara aveva anche accudito alcuni cuccioli randagi.

Lo scorso 4 Aprile durante una delle udienze sono stati affrontati i reati di diffamazione e ingiuria. Tutti i capi d’accusa partivano dalla stessa denuncia sporta da un suo superiore.

Il 6 Maggio doveva essere il giorno della sentenza, eppure è stato necessario interrogare ulteriori testimoni e rinviare il tutto per raccogliere maggiori prove, indice della complessità di un processo complicato.

Oggi, Venerdì 6 Giugno, siamo all’atto finale di una storia incredibile.

admin

1 Commento

  1. adesso chiediamo il pagamento delle spese processuali al pagliaccio e pallone gonfiato che ha causato tutto questo casino, mi auguro che in caso di necessità nessuno sia disposto ad aiutarlo e sia lasciato morire tra atroci e lente sofferenze. bastardo !

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