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Professione naturopata – anche i nostri amici animali si possono curare così

L’Associazione Chiron, nata a febbraio dello scorso anno, si occupa dello studio e dell’approfondimento della medicina naturopatica e dell’insieme di pratiche olistiche che usano un approccio armonico e naturale.

Se questo vale per gli esseri umani, a maggior ragione è valido per il mondo animale. Se gli uomini potrebbero suggestionare e influenzare il decorso psicofisico di un disagio, lo stesso non si può dire per i nostri amici animali.  Vedere il nostro cane e il nostro gatto guarire, ci conferma: affrontare olisticamente la malattia si può.

Giuseppe Lepore, presidente di Chiron: “Non vogliamo e non tenteremo mai di sostituirci a medici, terapeuti o ad altre figure professionali appositamente formate. Proponiamo, con la nostra formazione ed esperienza, un’integrazione ed un approfondimento differente”.

Quanto e come può aiutare la naturopatia nella cura dei nostri amici animali?

Fatte le debite eccezioni, come potrebbero essere gli interventi chirurgici, necessari in determinati casi, la Naturopatia può aiutare i nostri amici animali con le stesse metodiche con cui può aiutare gli esseri umani.
Anch’essi, infatti, sono costretti dalle frenetiche attività umane a ritmi per loro poco naturali. Ecco che possono talvolta manifestare disturbi riconducibili al loro progressivo distacco dal solco della natura.
In primis l’aumentato consumo di cibi industriali (ebbene si, l’industria alimentare non trascura gli appetiti dei nostri amici) che, ricchi di sostanze conservanti e additivi, attentano alla loro salute intestinale, al pari degli esseri umani. Ho scoperto con piacere che stanno nascendo offerte commerciali “Bio” più rispettose della loro natura.
Oltre al fattore alimentare, si stanno affermando sempre più sostegni terapeutici che fanno uso dei Fiori di Bach e dell’Omeopatia. Quest’ultima con risultati davvero notevoli. I quali corroborano il fatto che l’efficacia di dette preparazioni non risente dell’effetto placebo, dato che l’animale non è condizionato dal fatto di assumere o meno un rimedio curativo.
L’omeopatia si basa sulla cosiddetta “legge di similitudine” (similia similibus curentur): questo è il principio secondo il quale il medico omeopata deve prescrivere il rimedio che si è visto, nelle sperimentazioni, poter curare i sintomi più simili possibile ai sintomi presentati dal paziente (nel nostro caso il paziente animale), deve cioè trovare una similitudine tra i sintomi del paziente nel momento in cui si presenta al consulto ed i sintomi che un determinato rimedio può guarire.
Casi Clinici in cui l’omeopatia veterinaria viene applicata sono tantissimi, tra i quali possiamo citare la Medicina d’Urgenza, le Malattie Infettive, la Dermatologia, l’Immunologia, etc.
Per quanto riguarda i Fiori di Bach, il Rescue Remedy, per esempio, può essere impiegato per rassicurare i nostri amici animali in tutti quei casi in cui le emozioni e i comportamenti possono ricadere in un’ampia varietà di situazioni difficili quali:

  • Visite dal veterinario
  • Paura di forti rumori
  • L’adattamento alla perdita del padrone
  • Stress da solitudine
  • Shock o trauma da maltrattamenti
  • Ansia da adattamento a nuovi ambienti (trasloco di casa, una nuova cuccia, ecc.).

Il metodo più comune per somministrarlo è di aggiungerne 4 gocce nell’acqua. Si può anche applicarlo direttamente nella bocca o spruzzato nel cibo, inumidendo il naso, le labbra o tamponando con una pezzolina o un batuffolo di ovatta imbevuto, il palmo della zampa. L’animale assorbirà comunque il medicamento leccandolo o direttamente attraverso la pelle.

Tra cani e gatti quale la specie animale più vicina a noi per sensibilità?

Mi verrebbe da dire, senza dubbio il cane!
Nonostante sia accertato che al pari dei cani, anche i gatti manifestano amore. Certo, in maniera diversa dai primi, ma sicuramente sincera. I cani risultano essere più empatici con l’essere umano.
Diversi esperimenti, eseguiti con diverse specie animali, anno confermato ciò. Cito i risultati di un esperimento. Esso consisteva nel nascondere, non visti, un boccone di cibo sotto una tazza rovesciata e di indicare con gesti e sguardi la sua posizione in mezzo ad altre simili. L’unico animale a interpretare correttamente i gesti dell’uomo è stato il cane, senza alcun margine di errore!

Cosa ci differenzia da loro?

Questa domanda apre scenari di discussione che meriterebbero pagine e pagine di dissertazione. Cercherò di esprimere brevemente quello che è il mio pensiero e non una certezza scientifica:
sono intimamente convinto che gli animali siano in qualche modo un esempio di spontaneità e purezza al quale riferirci, da prendere ad esempio quando, presi dalla vacuità di tante umane attività, abbiamo bisogno di tornare con i piedi per terra.
L’amore disinteressato in primis ed i comportamenti genuini, senza schemi, senza reconditi interessi, ci fanno da specchio, indicandoci la via per tornare a quella purezza che l’animale, col suo esempio, ci mostra.
La differenza potrebbe essere riferita a strutture morfologiche evidentemente diverse, alle possibilità che ha l’uomo dotato di un cervello enormemente più sviluppato, rispetto ad un animale come il cane  il gatto.
La vera differenza, secondo me, è nei ruoli che le specie giocano in questa partita. Il regno animale gioca e “tifa” per noi esseri umani. Scommette sulla nostra evoluzione animica e spirituale, in umile attesa che venga anche il suo turno. E’ lo scalino sul quale l’uomo poggia il piede per elevarsi al suo livello superiore.
Mi piace, allo scopo, regalare una citazione di un poeta, Christian Morgenstern,il quale afferma:
«Saranno necessarie intere evoluzioni cosmiche d’amore per ripagare al regno animale i doni e i servizi resi all’uomo».

Gli animali hanno un’anima?

Per quanto alcuni giurerebbero che anche gli animali hanno un anima, io credo che ciò non possa essere possibile. Probabilmente l’animale, quale stadio dell’evoluzione della materia cosmica, è in procinto di acquisire i requisiti per poterne accogliere una. Una individuale.
Rudolf Steiner, filosofo, esoterista e pedagogista austriaco, in una sua conferenza del 1907, riesce a darci una spiegazione completa, precisa, non influenzata da alcun dogma religioso, di quella che è l’evoluzione spirituale del pianeta con tutti i suoi abitanti. Tutti, nessuno escluso, perché tutti siamo parte dello stesso organismo. Governati dalle stesse leggi, sebbene fra noi così diversi.
“Sappiamo già che soltanto nell’uomo possiamo trovare ciò che chiamiamo Anima individuale, un’anima che dimori, per così dire, in un singolo corpo. Per gli altri organismi viventi intorno a noi, l’anima è da cercare in altro modo e in altra forma.
Anche gli animali hanno un’anima, un’anima collettiva. Gruppi interi d’animali affini (come per esempio tutte le tigri, tutti i leoni, tutti i gatti, insomma tutti i singoli gruppi di specie affini) hanno una comune Anima di gruppo, un comune Io collettivo. Come le dieci dita appartengono ad una determinata persona, così, per esempio, tutti i leoni appartengono all’anima collettiva del leone”. Così, a ciascuna specie compete un’anima collettiva cui il gruppo della specie appartiene.
Pertanto, facendo tesoro di tali affermazioni, credo che l’essere umano debba rivolgersi con maggiore rispetto verso il mondo animale.

Quali danni abbiamo fatto finora? Possiamo recuperare?

Non posso fare a meno di pensare a quegli animali che per sorte avversa non sono stati scelti per la compagnia della razza umana. Di conseguenza, per una ragione ignota ai più, questi sono divenuti cibo per i nostri stomaci, pelli per le nostre scarpe, borse, etc.
Come Naturopata sono un convinto assertore che esiste un’unica alimentazione possibile per il genere umano affinché mantenga il suo stato di salute, cioè, quella vegana. Ciò nonostante, pur ammettendo talune devianze rispetto ad essa (mi riferisco all’alimentazione vegetariana ovo-latto-casearia), sono fermamente contrario alla massiccia assunzione di proteine animali di derivazione carnea.
Come essere umano dotato di coscienza, consapevole che un intero pianeta è soggetto alle decisione di un’unica specie dominante, mostrerei maggiore compassione verso i nostri fratelli animali, umiliati, torturati e macellati a milioni, quotidianamente, per soddisfare gli appetiti innaturali dell’essere umano.
Il quinto comandamento recita: non uccidere. Esso non specifica una specie in particolare, conferendo identica dignità e diritto alla vita a tutte le specie viventi sul pianeta; uomini ed animali.
I primi, invece, hanno assunto come esplicito sottinteso che il divieto riguardasse solo il genere umano ma, visto che non riesce ad osservare tale comandamento nemmeno nei propri riguardi, perché mai dovrebbe rispettarlo nei riguardi di altre specie ritenute inferiori?
Il danno che provochiamo è a mio parere immenso!
Versiamo il sangue di esseri viventi innocenti. Essi hanno paura di morire così come gli esseri umani e, quando avviati al macello, terribili scariche ormonali di paura ne infettano le carni che finiscono per essere invase, poi, da enzimi tossici quali la cadaverina e la putrescina. Tali veleni sono il regalo che i nostri fratelli assassinati ci fanno, regalandoci la lenta morte per malattia.
A mio avviso dovremmo tornare ad un equilibrio con la natura e con il regno animale tutto. Ammirare la perfezione della natura e sentirsene orgogliosamente parte. Sentirsi custodi di tale meraviglia e non crudeli distruttori.
Ci troviamo alla vigilia di importanti accadimenti. Dove la coscienza del genere umano giocherà la più importante delle partite. Tornare in equilibrio con la natura o rischiare l’estinzione. Gli animali continuano a fare il tifo per noi: non deludiamoli!

di Giuseppe Lepore
Presidente ACCADEMIA CHIRON

 

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