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Quanto pagheresti per riaverlo?

lazampa_logo“Quanto pagheresti per riaverlo?” Il Messico e i sequestri dei cani

Sono oltre 26 mila i casi documentati negli ultimi sei anni. Le associazioni animaliste si stanno battendo, ma manca l’aiuto dello Stato

CLAUDIA AUDI GRIVETTA, La Zampa.it

«O il cane o la vita». Queste è la minaccia che un ignaro cittadino di Città del Messico o di Guadalajara può sentirsi rivolgere mentre porta il suo amato amico a quattro zampe a fare una passeggiata o un bisognino. In Messico infatti i furti di cani di razza si sono quadruplicati negli ultimi anni, passando da episodi certo sgradevoli ma sporadici, a vera e propria ondata di criminalità organizzata indirizzata esclusivamente nei confronti di fido e del suo padrone. Solo negli ultimi sei anni sono 26 mila gli esemplari sequestrati per le strade o sottratti dalle abitazioni. Numero che si riferisce esclusivamente ai casi documentati di rapimento con riscatto, ma è probabile che siano molti di più, se si considera che non per tutti è possibile pagare una cifra decisamente alta per riavere indietro il proprio cane. Non sempre poi i rapitori pretendono un riscatto, ma usano gli animali per le tristemente celebri lotte di cani (addestrando quelli di taglia grossa in modo da farli diventare violenti), o per farne delle cucciolate destinate alla vendita (in caso di esemplari particolarmente costosi).

Dinamiche

Le dinamiche dei rapimenti sono due. La prima: al parco o in strada, un uomo con volto coperto si avvicina al proprietario che passeggia col cane al guinzaglio e, puntandogli una pistola, gli ordina di consegnargli l’animale. Il padrone, ovviamente terrorizzato, gli cede il cane. In seguito riceverà telefonicamente una richiesta di riscatto molto salata. L’organizzazione di questi sequestri è evidentemente curata nei minimi dettagli, i criminali studiano le abitudini del proprietario dell’animale e della famiglia, sanno quando l’abitazione è vuota e quando il cane vi si trova al suo interno da solo. Ed è proprio in questa circostanza che mettono in atto la seconda modalità di furto, introducendosi in casa e prelevando direttamente da lì l’animale. L’iter seguente rimane invariato: la telefonata, la domanda: «Quanto pagheresti per riaverlo?», ma è una domanda retorica. La cifra equivale sempre ad almeno sette volte quello che il padrone ha sborsato per comprare il cane al negozio.

La crociata

Mariam Luzcan, attivista specializzata nella difesa dei cani e dei loro diritti che vive a Città del Messico, detiene un triste primato: il suo cane “Doggie” di razza Dachsund è stato rapito ben quattro volte, per un totale di più di seicento euro spesi in riscatto per riportarlo a casa sano e salvo. «Non fareste la stessa cosa per un figlio? Ma questo è un crimine senza punizione. La polizia non si occupa dei sequestri di persone, figuriamoci se si tratta di cani», dice Mariam molto realisticamente. «C’era una coppia di amanti dietro a dei cespugli, io stavo camminando col mio cane e non mi è proprio venuto in mente che potessero essere dei ladri. Improvvisamente si sono piazzati davanti a me e mi minacciavano con una pistola. Giorni dopo sono stata chiamata dalla stessa gang che operava alla stazione Tacubaya», racconta la Luzcan a “Reuters”. La sua è diventata una vera e propria crociata contro questa piaga e non solo, si è evoluta in una battaglia contro l’acquisto di cani di razza. Mariam gira per le strade della capitale con il suo furgoncino rosso, a bordo decine di cani e molti altri ne raccoglie per strada. Li porta nella sua casa e li tiene con sè (anche più di quaranta cani per volta) fino a quando non ha trovato loro un padrone che li adotti. La sua pagina Facebook è letteralmente inondata di immagini di cani randagi che, attraverso il social network e il passaparola, trovano quasi sempre una sistemazione accogliente.

La polizia

Il problema dei sequestri di cani in Messico è ulteriormente complicato dal fatto che la polizia raramente si interessa a questi casi, che non coinvolgono le persone direttamente ma solo indirettamente. In un paese dove la metà della popolazione vive in povertà e in cui il traffico di droga ha ucciso più di 70 mila individui, spesso gli agenti non hanno il tempo di occuparsi anche degli animali. Ma la questione pare essere diventata tanto capillare che, in giro per Città del Messico, capita sempre più spesso di notare decine e decine di cartelli affissi sugli alberi o sui muri con le foto degli animali scomparsi e in cui i padroni offrono spontaneamente una ricompensa ai rapitori pur di poter riabbracciare il proprio cane. Il contatto diretto con i criminali tramite il telefono pare essere più efficace di qualsiasi tipo di denuncia ufficiale.

La proposta dei veterinari

Negli ultimi anni sono nate in Messico decine di associazioni che si battono per la difesa degli animali e per la sensibilizzazione nei confronti di questi casi. Purtroppo però, nonostante il reato si possa considerare alla stregua dell’estorsione o della frode, non esiste ancora una legislazione specifica. L’unica soluzione per il momento pare essere quella che propongono i veterinari: impiantare al cane un microchip identificativo sottopelle di modo da poterlo localizzare in qualsiasi momento, cosa che agevolerebbe anche l’eventuale intervento della polizia. Il costo si aggira sui cinquanta dollari, circa quaranta euro, nulla in confronto alle cifre vertiginose chieste dai sequestratori.

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