Home / Top Ten / Storie / Trixie

Trixie

TRIXIE

di Enrica Tedeschi

Trixie arrivò una mattina di primavera con una pancia enorme. Stava per partorire, era evidente.

Io stavo per salire in macchina e andare a lavorare.

Mi guardò da sotto in su, una bella faccetta, con una macchia nera e gli occhi marrone chiaro, quasi oro. Era la classica gatta a tre colori, bianco rosso e nero, e per questo la chiamammo Trixie.

Era molto indipendente. Il rapporto che stabilì con noi fu chiarissimo da subito perchè, in effetti, dove era stata fino a quel momento? Da qualche altra parte, da cui l’avevano cacciata perchè incinta. Forse era persino stata caricata su una macchina e portata lontana dal suo territorio abituale. Sganciata lì, davanti a casa mia, sul colle che domina la via Tiberina.

Chiarì subito che ci aveva scelti, fra i numerosi villini disponibili, perchè qualche altro gatto le aveva dato l’indicazione. Qualcuno le aveva detto: bella, devi partorire? Allora vai lì, al numero 8, vedrai che non ti cacciano, anzi assisteranno te e i tuoi cuccioli.

E così fu. Ma quando iniziarono le doglie, io credo che abbia avuto comunque paura di essere allontanata di nuovo. Andò a partorire in un orcio, quei vasi alti e panciuti dove un tempo si teneva l’olio e che noi usiamo come portaombrelli, fuori casa, davanti alla porta d’ingresso.

Ne fece quattro, uno più bello dell’altro e tutti diversi. Uno grigio blu con gli occhi gialli che prometteva di diventare un certosino. Uno rosso fuoco tigrato con gli occhi nocciola come la madre che era un diavolo a quattro. Uno completamente bianco a pelo più lungo che sembrava un’angora povero, molto bello. Uno classico, col musetto bianco e il mantello tigrato.

Nessuno era come la madre. E nessuno aveva la sua salute.

Dopo quattro settimane, erano gioiosi e allegri nel giardino ormai estivo, lei smise di allattarli. Loro andavano a lei, cercavano la mammella e lei scocciata si alzava e li lasciava storditi e perplessi. Pensai che la gatta fosse troppo giovane per sopportare le responsabilità materne, a vederla era piccolina, forse era la prima maternità. Pensai alla depressione post partum, magari prende anche le gatte. Allora mi ci misi d’impegno: glieli avvicinavo dolcemente, cercavo di farla stare sdraiata e comoda, ma non c’era niente da fare. Si alzava scocciata e andava a sedersi da un’altra parte.

Entrai nel panico, ma ho tirato su decine e decine di gatti appena nati. Non mi spaventai certo di quattro micetti di un mese. Occhi perfettamente aperti, saltavano da tutte le parti, potevano benissimo alimentarsi da soli. Comunque cominciai col biberon, quelli piccoli che si trovano nei negozi di giocattoli. Comprai il latte per gattini, temevo che il latte della centrale fosse troppo per loro. E cominciai pazientemente a nutrirli.

Purtroppo fu una questione di ore. Il primo fu il certosino. Lo trovai morto sull’erba, con gli altri intorno che lo annusavano. Era sabato e non sapevo come trovare il veterinario. Lo seppellimmo e continuai a nutrire gli altri. Ma nel giro di poche ore erano morti tutti e quattro, mentre Trixie rimaneva poco distante: guardava in silenzio e non interveniva.

Allora compresi. Lei aveva intuito la malattia, probabilmente un cimurro fulminante, e aveva smesso di allattarli quando ancora sembravano sani. Lei sapeva che era inutile nutrirli e si era rassegnata alla ferrea legge della natura, che io non conoscevo, non percepivo e volevo ostacolare. Io avevo lottato con le mie forze contro la natura, mentre lei si era arresa subito e aveva agito di conseguenza. Aveva agito per il meglio.

Rimase con noi qualche altro mese. Le dicevo, Trixie, vedrai che resti ancora incinta, succederà di nuovo e faremo in modo che sopravvivano. Ma Trixie scomparve come era arrivata e non la trovammo più, con il suo mantello a tre colori e la macchia nera sul musetto.

Ogni tanto, quando passo davanti all’orcio pieno di ombrelli, mi pare di percepire una macchia di peli tricolori, un grumo di calore, un palpito di fusa.

admin

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

x

Check Also

Beppa

La storia di Beppa Rosi Perso Da dove cominciare….forse dall’inizio :O) Ad ...