Home / News / Vedrana ci racconta l’inferno di Prijedor

Vedrana ci racconta l’inferno di Prijedor

Il mio nome è Vedrana Mijatovic. Ho vissuto in Bosnia, a Banja Luka, dal 1984 fino al 1992, l’anno in cui mi sono trasferita a Milano. Ho continuato a visitare la zona regolarmente nel corso di tutti questi anni dato che i miei genitori risiedono a Banja Luka. Conosco quindi abbastanza bene la realtà bosniaca in termini di situazione socio-politico-economica e le problematiche legate al trattamento degli animali in generale ed il randagismo. Dal settembre del 2011, con un piccolo gruppo di volontari bosniaci ed italiani, mi occupo del salvataggio dei cani e gatti di strada nella parte nord-occidentale della Bosnia che copre le città di Banja Luka (circa 350.000 abitanti) e Prijedor (circa 70.000 abitanti).
Come Lei già saprà, la Bosnia è una confederazione composta da un’entità gestita dai Serbi che si chiama Republika Srpska (la capitale governativa è a Banja Luka) ed un’altra gestita dai Bosniaci (musulmani) e Croati che si chiama Federacija Bosne i Hercegovine (la capitale governativa è a Sarajevo). Le istituzioni a livello nazionale sono malfunzionanti e le azioni promosse  dalle autorità a livello nazionale sono di scarso rilievo o quasi del tutto assenti. I governi e le istituzioni da entrambe le parti sono pervase dalla corruzione, inefficienza burocratica ed incompetenza. Diventa quindi, come potrà ben immaginare, molto difficile identificare una controparte valida a livello istituzionale con la quale confrontarsi sul problema del randagismo, problema per il quale ad oggi le strategie delle istituzioni risultano inesistenti.
Per quasi 20 anni, in occasione delle visite ai miei genitori (i quali abitano nell’entità serba della Bosnia), ho osservato con grande impotenza e sconforto le modalità estremamente crudeli con le quali veniva gestito il problema dei cani e gatti abbandonati nelle strade delle città.
Nell’arco degli anni le soluzioni messe in atto sono state le seguenti:
·         I  vari comuni organizzano “caccie notturne” 2-4 volte al mese, pagando ai cacciatori e ai cittadini che posseggono armi da fuoco una cifra prefissata per ogni cane randagio ucciso. Questa pratica è ancora attuale nelle località più piccole.
·         Negli ultimi 5-6 anni, a Banja Luka e Prijedor (le due città maggiori dell’entità serba) sono stati creati, sulle discariche cittadine, due “canili lager” che realisticamente sarebbe più corretto definire campi di concentramento per i cani.
Entrambi i canili sono sotto l’autorità comunale e gestiti dai “servizi comunali”. Anche se, per quanto riguarda il livello di spietatezza con cui i cani sono trattati in questi due posti del orrore c’è poca distinzione, al livello gestionale la differenza è abissale.
Il canile lager di Banja Luka riceve annualmente 150.000 EUR dal comune di Banja Luka, e la gestione della struttura è stata affidata ad un veterinario conosciuto localmente da un ventennio. La gestione del canile lager è ben nota ai media locali da anni, ma qualunque  loro intervento non si è mai rilevato efficace e tanto meno risolutivo del problema così che i responsabili della struttura continuano ad agire senza nessuna conseguenza per il perpetrarsi delle loro attività chiaramente criminali. Un anno fa, infatti, un servizio televisivo ha rilevato che in media in questo canile lager vengono uccisi mensilmente 130 cani. Hanno riportato i documenti che dimostravano che l’iniezione per l’eutanasia viene fatturata 4 volte il prezzo reale. Inoltre, hanno svelato che per 100 cani, numero che corrisponde indicativamente ai cani che transitano nel canile nell’arco di un mese, vengono distribuiti solo 15 kg di cibo al giorno, anche se giornalmente vengono fatturati e riportati nei libri contabili un centinaio di kg al giorno di cibo per cani. Superfluo domandarsi come negli ultimi 5 anni, questo veterinario sia riuscito a costruire ed attrezzare una intera palazzina in cui risiede il suo ambulatorio veterinario privato, con una sala operatoria e che  è attualmente il più attrezzato ambulatorio veterinario nell’entità serba della Bosnia. Localmente è risaputo che fin dall’inizio, questi 150.000 EUR siano stati deliberati dal comune per il canile lager a fin che venissero spartiti tra il gestore e qualcuno della burocrazia comunale. Si stima che solo un 10-15% delle sovvenzioni venga usato per i cani detenuti nel canile lager.
Negli ultimi 5 anni ho cercato in diversi modi di indagare su questo posto terrificante ed individuare un interlocutore istituzionale in grado di rimediare a questa situazione di spietata crudeltà verso i cani randagi ed ovvia corruzione.  Ho raccolto varie testimonianze dai volontari che hanno prestato il loro servizio nel canile lager. Nella maggior parte dei casi, studenti della facoltà di veterinaria o veterinari disoccupati che hanno voluto alleviare le difficoltà ai cani randagi detenuti. Mi hanno raccontato delle crudeltà inaudite. Per la costante mancanza di cibo, i cani più grandi, uccidevano i più piccoli e deboli e se li mangiavano ( tutti i cani, sia piccoli che grandi, maschi o femmine sono reclusi in uno spazio comune). In allegato troverà un articolo (che ho tradotto) con le foto (scattate di nascosto da un’organizzazione animalista) che denunciava questo problema localmente ad aprile scorso. Inoltre, mi hanno raccontato che alcuni cani venivano venduti per i combattimenti a scommesse organizzati dai criminali locali (estremamente pericolosi dato che appartengono ai gruppi narcotrafficanti molto attivi e potenti nei Balkani, molto speso in collusione con le forze dell’ordine locali). Mi è stato riportato anche che i cani uccisi venivano venduti in Germania come carne che viene usata nella produzione del cibo per gli animali. Nessuno degli ex volontari del canile lager ha mai voluto rendere pubbliche queste informazioni. La maggioranza era terrorizzata dal fatto che il loro nome potesse risultare pubblico, temendo per la propria incolumità.
Per quanto riguarda il canile lager di Prijedor, la situazione è molto diversa. In allegato vedrà alcune foto scattate di nascosto in questo sito di puro orrore. Questa struttura fatiscente riceve 45.000 EUR all’anno dal comune di Prijedor.  Praticamente, due agricoltori locali sono pagati per trascorrere in media 4 ore al giorno in questo luogo,  ma la maggior parte del tempo è in realtà concentrata sull’attività di accalappiare i cani. Per il regolamento comunale, i cani vengono sopresi nell’arco di 15 giorni dalla cattura se non vengono adottati nel frattempo. Non esistono le adozioni locali e dunque, in media, nel canile lager di Prijedor vengono uccisi 70 cani al mese. Le casupole fatiscenti che potrà vedere in foto, non forniscono nessun tipo di protezione ai cani dalle condizioni climatiche, d’autunno e d’inverno molto avverse. Inoltre, ne cibo ne acqua vengono dati ai cani detenuti, i quali in gran parte muoiono dalla denutrizione o per malattie prima della scadenza dei 15 giorni. Un volta la settimana, passa il veterinario assegnato dal comune, il quale decide quali cani devono essere soppressi. La soppressione avviene attraverso l’ingerimento del detersivo per i piatti, essendo il metodo di uccisione più economico che hanno individuato, facendo morire i cani tra atroci sofferenze. Inoltre, il veterinario ha anche il compito di individuare i cani malati, che vengono soppressi prima dei prefissati 15 giorni per evitare il rischio di contagio degli altri cani che comunque verranno soppressi magari solo pochi giorni dopo (un’altra delle tante assurdità). Si tratta di una persona estremamente incompetente ed assolutamente priva di etica e professionalità. Recentemente ha fatto sopprimere una cagnolina un’ora prima dell’arrivo dei volontari bosniaci che venivano a ritirarla per portarla in Italia, dove già avevamo trovato un’adozione per lei. Il motivo della soppressione: dermatite.
Il problema del randagismo essenzialmente è dovuto a due situazioni:
·         Un numero sempre crescente dei cani randagi in circolazione che si riproducono tra loro
·         L’aumento dei cuccioli di proprietà causato anche dalla mancata sterilizzazione dei cani di “proprietà” e che vengono regolarmente abbandonati. Sia nelle città che nelle campagne, quasi ogni singola abitazione con un terreno adiacente di proprietà, nella maggior parte dei casi non recintato, detiene uno o due cani, molto spesso a catena. Questi cani non sono registrati come cani di proprietà (dato che un registro unificato per la Bosnia non esiste ancora). Non sono vaccinati ne tantomeno sterilizzati, sia per la negligenza ed ignoranza dei proprietari, sia per l’acuta povertà e mancanza di fondi per farlo, in particolare degli abitanti delle campagne. Dunque, la moltiplicazione esponenziale dei cani randagi soprattutto è dovuta alla inadeguata gestione dei cani di “proprietà”. Nei periodi di “calore” questi cani, anche se un 50% a catena, ma situati nei giardini senza recinzioni si moltiplicano continuamente. I proprietari, nella maggior parte dei casi, si liberano subito dei cuccioli buttandoli nei fiumi, nelle boscaglie, nelle pattumiere cittadine e nei casi più “umani”, lasciandoli nelle scatole di cartone accanto ai contenitori d’immondizia che sono sparsi in ogni quartiere cittadino.
Spendo anche qualche parola per spiegarle il nostro impegno di volontariato nelle città di Banja Luka e Prijedor. Per puro caso, a settembre dell’anno scorso, attraverso vari link mandatimi via email, ho scoperto che nella città di Banja Luka esiste un gruppo di volontari che sta portando in salvo i cani randagi trovati per le strade della città di Banja Luka. Dato che conosco benissimo la crudele realtà di questa città per quanto riguarda il randagismo, ho contattato subito via e-mail questo gruppo di ragazzi, per capire se c’era un modo per aiutarli. In quel periodo avevano a disposizione un piccolo rifugio dove si trovavano circa una trentina di cani, di cui alcuni ormai da mesi senza adozione. Nel frattempo, in Italia ho contattato una volontaria che assisteva i cani randagi della Serbia e mi sono confrontata con lei al fine di raccogliere informazioni per quanto riguarda il funzionamento del volontariato italiano e le modalità di aiuto alle realtà disagiate come quella della Bosnia. In pochissimo tempo mi sono organizzata con una piccola rete di volontari italiani e da settembre del 2011 abbiamo iniziato a portare in salvo i cani che i volontari bosniaci riuscivano ad ottenere in affido dal canile allo scopo di trovare loro un’adozione. In Bosnia attualmente sono attivi 4 volontari e coprono la zona della città di Banja Luka e Prijedor. In Italia occasionalmente sono stata supportata da vari volontari italiani nell’ultimo anno. Una volontaria italiana, in particolare, mi ha aiutata quasi durante tutto il periodo. Inoltre, negli ultimi mesi, finalmente, si sta consolidando un splendido gruppo di volontari italiani interessati ad aiutare più consistentemente la realtà del randagismo nelle zone della Bosnia che stiamo coprendo. In questo periodo ci stiamo organizzando per le attività più strategiche, che alla lunga possono portare alle vere soluzioni per quanto riguarda il randagismo in Bosnia. E’ stato anche grazie a questo bisogno di ampliare ed elevare le nostre strategie al fine di renderle più efficaci che abbiamo potuto contare sull’intervento di Elsa nel contattarLa e renderLa partecipe della terribile realtà bosniaca.
In questi 14 mesi di volontariato, abbiamo portato in salvo più di 650 cani e 60 gatti randagi, trovando delle splendide adozioni in Italia. Solo nel mese di settembre, a causa delle soppressioni programmate del canile lager di Prijedor, abbiamo salvato più di 170 cani, con sforzi sovraumani sia dei volontari bosniaci che di quelli italiani. Insieme ad altri volontari italiani mi occupo anche del coordinamento ed organizzazione delle attività in Bosnia:, raccolta dei fondi essenziali per il rimborso delle spese dei veterinari in loco (vaccini, microchip, passaporti internazionali) e quelle di trasporto dalla Bosnia fino al confine italiano, organizzazione delle “staffette” in Italia, cioè trasporto gratuito effettuato dai volontari italiani sulle tratte confine italiano/sloveno – Padova – Milano/Firenze – Torino, organizzazione delle adozioni,  pre affidi (controlli pre-adozione) e stalli (sistemazioni temporanee in Italia fino all’adozione definitiva). Nei primi mesi dell’attività abbiamo portato in salvo prevalentemente i cani provenienti dalle strade della città di Banja Luka, di cui almeno la metà trovati feriti (investiti dalle macchine/o maltrattati) o ammalati. Inizialmente siamo riusciti a salvare dalla morte una 40ina di cani dal canile lager di Banja Luka. Dato che il canile lager di Banja Luka normalmente registra solo 15 adozioni all’anno, dopo l’intervento dei nostri volontari si è alzato un grande polverone localmente. Accuse false contro i nostri volontari, diffamati di vendita illecita dei cani (che invece portavano in salvo) ai laboratori che adoperano la pratica della vivisezione in Italia; alla fine ai nostri volontari è stato proibito l’accesso al canile lager di Banja Luka. Dopo l’incredibile impresa del mese scorso durante la quale abbiamo portato in salvo più di 170 cani dalla morte certa del canile lager di Prijedor, i volontari bosniaci sono stati banditi anche dal canile lager di Prijedor con le stesse accuse mosse tra l’altro da una sedicente organizzazione locale animalista. In questi giorni sono in corso le trattative ed i confronti con il direttore del canile lager di Prijedor al quale abbiamo prodotto foto e documenti attestanti lo stato in buona salute dei cani adottati o ancora in attesa di adozione in Italia, ma per adesso i risultati si sono rilevati scarsissimi, per non dire addirittura inesistenti.
Alla fonte del problema del randagismo in Bosnia è la mancante volontà di risolverlo e capirlo. Non esistono ne le strutture ne le istituzioni con le competenze necessarie per affrontarlo. La popolazione locale non è sensibile al problema e vive nella convinzione che le soluzioni adoperate (cioè le soppressioni sistematiche)  sono un modo ottimale ed assolutamente accettabile per risolverlo. A livello nazionale bosniaco esiste una normativa che determina in linee molto generali “i diritti degli animali”, ma non è assolutamente adottata ne tantomeno esistono le sanzioni se non osservata.  In Bosnia, si registrano tantissimi casi di maltrattamento degli animali, e molto speso, di inaudita violenza. Nostri volontari ci hanno riportato in questi mesi tanti casi di veri e propri massacri dei gatti e cani randagi. Recentissimamente, solo pochi giorni fa, in una colonia di gatti seguita da loro, uno dei gattini è stato tagliuzzato a pezzettini come avvertimento.
Contiamo davvero moltissimo in un suo intervento per avere la possibilità di sollevare il problema del randagismo in Bosnia al livello internazionale, ma siamo al contempo molto spaventati all’idea che nulla si possa fare in aiuto di questi poveri esseri indifesi dato che la Bosnia non è nell’UE e non è firmataria di alcun regolamento internazionale per la salvaguardia deli animali… Così temiamo che forse nemmeno Lei nella sua autorevolezza potrà aiutarli…
Qui sotto mi permetto di riportare le ipotesi di iniziative a carattere governativo e politico che tra noi volontari sono emerse come possibili, anche se siamo ben consci che non abbiamo le competenze per stabilire cosa sia effettivamente possibile. Ma noi, come potrà ben immaginare, stiamo provando tutte le strade che la legalità ci potrebbe consentire, non vogliamo lasciare nulla di intentato.
  1. Internazionalmente denunciare la negligenza ed incompetenza delle istituzioni bosniache per quanto riguarda la gestione del randagismo e crudeltà dei metodi adoperati per “risolverlo”
  2. Informare le organizzazioni animaliste e le associazioni, attive per i diritti degli animali, presenti a Bruxelles per quanto riguarda la situazione del randagismo in Bosnia e mobilitarli:
    – Per le azioni concrete a supporto dei volontari presenti in loco, in particolare nella organizzazione e finanziamento delle campagne di sterilizzazione nelle varie zone circoscritte attraverso tutta la Bosnia
    – L’assistenza per quanto riguarda le campagne di sensibilizzazione della popolazione nel tema di randagismo.
  3. Esercitare le pressioni sui governi ed istituzioni competenti delle due entità bosniache (con sede a Banja Luka e Sarajevo) per:
    – Un’introduzione delle normative e regolamenti al livello dei comuni che proibisca la soppressione dei cani randagi, (creazione dei canili NO KILL) ed obbligatorie cure e nutrimento dei cani detenuti negli stessi
    – L’organizzazione delle campagne di sterilizzazione e registrazione dei randagi rilasciati successivamente a circolare liberamente nei territori di ritrovamento
    – Introduzione delle campagne di sensibilizzazione della popolazione in generale, ed in particolare negli istituti scolastici.
Nuovamente La ringrazio vivamente per il suo interesse e la volontà di approfondire la sua  conoscenza per quanto riguarda la situazione del randagismo in Bosnia. Spero riuscirà trovare il modo per sollevare questo problema a livello internazionale ed esercitare le pressioni necessarie sulle istituzioni bosniache competenti affinchè questa dolorosa piaga venga debellata.
Vedrana Mijatovic  

admin

4 commenti

  1. la realtà dei cani e dei gatti in bosnia e in serbia è veramente terribile….

  2. quello che mi fa veramente star male è che IN TUTTO IL MONDO AVVENGONO COSE ORRIBILI CONTRO GLI ESSERI VIVENTI ANIMALI …..E DOVUNQUE IN TUTTI I CANILI E GATTILI SOFFRONO E MUOIONO FRA L’INDIFFERENZA E CRUDELTA DI CHI CI LAVORA ( A PARTE QUELLE VOLONTARIE CHE CERCANO DI AIUTARLI COME POSSONO) MA MI FA VERAMENTE MALE VEDERE LE LORO CONDIZIONI……LI LASCIANO SOFFRIRE E MORIRE LENTAMENTE ……SIAMO UNA SPECIE ORRIBILE !!!!!

  3. PERCHE NON SI RIESCE A CONDIVIDERE ???????? 🙁

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

x

Check Also

FROSINONE – cerca URGENTEMENTE uno stallo – AIUTATECI!!!!!!!!!!!!!!

Simil bretoncina in strada ha partorito 5 cuccioli. Lei è giovanissima, questo ...