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WWF: innamoratevi della natura, a San Valentino adottate un lupo

Ogni anno ne muoiono 300 su una popolazione di 1.600 tra Alpi e Appennini

(DIRE) Roma, 13 feb. – “Siamo abituati ad ascoltare storie in cui è il lupo ad essere il cattivo, nella storia vera però, è questa specie ad essere vittima dell’uomo: in Italia si stima che ogni anno ne muoiano almeno 300 esemplari, su una popolazione di circa 1.600 presenti tra Alpi e Appennini”. In occasione della festa di San Valentino il Wwf invita a compiere un gesto d’amore per il lupo, da condividere con i propri partner: grazie alla campagna Viva il lupo, che proseguirà anche nei prossimi mesi, “è possibile adottare questa specie e permettere così al Wwf di donare recinti elettrificati e cani pastore agli allevatori in modo da eliminare alla radice le conflittualità tra predatori naturali- come il lupo- e gli allevatori stessi. I lupi potranno così muoversi senza il rischio di finire in una trappola”.

Inoltre, continua il Wwf, “vogliamo sperimentare in situazioni particolari segnaletiche ottiche luminose per allertare gli automobilisti dell’arrivo in strada di animali selvatici e sostenere i centri di recupero animali selvatici che spesso accolgono lupi feriti. Solo così potremo garantire l’effettiva funzionalità di biocorridoi naturali tra le Alpi e gli Appennini che permettono ai lupi di spostarsi senza correre pericoli. Oltre alle minacce dirette dei crimini di natura, come spari, lacci e veleno-spiega il Wwf- il lupo è infatti vittima della frammentazione e del degrado del suo habitat e della scomparsa di corridoi naturali. Ne sono una testimonianza le morti di lupi per incidenti stradali. I ricercatori che studiano in lupo con i radio-collari confermano che raramente, nelle nostre aree di studio, i lupi radio-collarati sono riusciti a vivere oltre la durata della batteria del collare. A parte i casi in cui si è guastata la radio, gli animali sono morti prima per veleno, arma, incidenti stradali”.

Come spiega l’associazione, “i biocorridoi naturali costituiscono i collegamenti tra popolazioni selvatiche naturali disgiunte e consentono in molti casi di mantenere popolazioni vitali dal punto di vista riproduttivo. Durante la dispersione questi animali possono compiere anche centinaia di chilometri prima di occupare stabilmente e decidere di colonizzare nuovi territori” e “l’areale del lupo, dopo una fase di colonizzazione delle Alpi occidentali, si sta espandendo alle Alpi centrali e orientali con segnalazioni in Piemonte, Lombardia, Trentino e Veneto, arrivando così in poco più di un decennio a rioccupare un antico areale e a creare un ponte naturale con le popolazioni balcaniche e carpatiche della stessa specie, favorito dal sistema delle aree protette e ostacolato dal bracconaggio e dalle uccisioni ‘legalizzate’ in Svizzera e Francia”.

Per questo, da oltre 40 anni il Wwf “si batte per la salvaguardia del lupo, che è passato dai soli 100 esemplari negli anni ’70, ai circa 1600 lupi tra le Alpi e gli Appennini stimati ad oggi. Ma si tratta ancora di numeri che non lasciano tranquilli per la sorte di questo splendido predatore. Il lupo continua ad essere una specie minacciata”, denuncia il Wwf. Inoltre, “predando gli erbivori, i lupi svolgono un ruolo per il controllo espansione delle loro popolazioni, impedendo anche i danni da pascolo eccessivo nei nostri boschi e la diffusione di patologie animali. Il lupo è parte del patrimonio naturale del paese e la sua presenza è una grande opportunità per il turismo contribuendo al valore ricreativo ed economico di un territorio: per questo fondamentale suo ruolo ecologico che è importante proteggerlo”, conclude l’associazione.

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